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Storia di un imperatore: Tito Flavio Vespasiano.
Il 23 Giugno del 79 d.C., il valoroso imperatore Tito Flavio Vespasiano riposava in una della sue ville a Rieti, dove era solito trascorrere l'estate. Egli era stato uno dei migliori generali di Roma; partito dal basso, era riuscito gradualmente a distinguersi prima in Germania, poi in Britannia e infine in Giudea, dove aveva ottenuto notevoli successi. La sua carriera era culminata con la conquista della porpora imperiale ed era coincisa con la fine di un turbolento periodo di instabilità e di guerre civili. Dieci anni più tardi, l'ormai vecchio imperatore si trovava a Rieti, in cerca soltanto di un po' di sollievo da una grave malattia intestinale che lo affliggeva. Svetonio ci racconta che quando arrivò il suo momento, Vespasiano, sapendo di essere in punto di morte, ordinò di essere aiutato ad alzarsi, esclamando:"Un imperatore di Roma deve morire in piedi". Poi si rivolse alle persone che aveva attorno, sorridendo:"Purtroppo pare proprio che mi stia trasformando in un dio". Quindi spirò. Vespasiano si riferiva ironicamente al fatto che era diventata pratica comune deificare gli imperatori dopo la morte. Anche nei suoi ultimi istanti egli era riuscito a scherzare, accettando la propria fine con serenità.
Qualche tempo dopo il figlio Tito, divenuto imperatore, lo fece deificare.

Fonte: Una pillola di storia antica al giorno (facebook)
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Storia di un condottiero: C. Giulio Cesare

Nel 69 a.C. Gaio Giulio Cesare era un giovane nobile come tanti, all'inizio della propria carriera politica. Egli era appena stato eletto questore, la carica che costituiva il primo grado del cursus honorum, ed era stato mandato in Hispania a farsi le ossa nell'amministrazione della giustizia. Qui, giunto nella città di Cadice, si imbatté nella statua di Alessandro Magno e provò un fortissimo senso di inadeguatezza. Cesare aveva già superato i trent'anni e nella vita non aveva fatto nulla di davvero speciale, nulla che lo distinguesse dalla massa. Era solo un giovane politico qualunque: non era ricco, non era importante, non era nessuno. Plutarco ci racconta che Cesare scoppiò in lacrime di fronte alla statua, esclamando: "Non vi sembra che ci sia motivo di addolorarsi se alla mia età Alessandro regnava già su tante persone, mentre io non ho fatto ancora nulla di rilevante?". E in un certo senso aveva ragione: Alessandro a trent'anni aveva già conquistato un impero immenso, divenendo forse il più grande condottiero di ogni epoca, e non vi era nessuno che Cesare stimasse più di lui. Le fonti antiche ci raccontano che quel giorno fu un punto di svolta nella vita del giovane questore romano. Cesare tornò a Roma e scommise tutto ciò che aveva per diventare l'uomo più importante del mondo, per raggiungere la gloria di Alessandro.
Duemila anni dopo, è ancora ricordato come uno degli uomini più grandi di sempre.

Fonte: Una pillola di storia antica al giorno (facebook)
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I Greci non conoscevano i colori. "Parecchi studiosi sostengono che antichi greci come molti popoli, quando attraversarono il loro medesimo livello di sviluppo, non conoscevano i colori nel modo nel quale noi li intendiamo.
Omero nomina solo 4 colori in tutta l'Iliade e l'Odissea: bianco, il nero, il gialloverde e il porpora. Il giallo-verde però viene riferito a miele, linfa e sangue e quindi non è un rosso nel senso che noi intendiamo. E il termine porpora (oggi rosso) lo usa per il vino, il mare e le greggi.
Omero dice che il cielo è bronzeo ma non si riferisce al colore ma alla lucentezza. 
Nell'antichità anche la parola glauco, che noi riferiamo agli occhi azzurro chiaro, non indicava il colore del cielo ma il suo livello di luminosità.
Aristotele identificò 7 livelli di colore che erano più che altro gradi di luminosità e andavano dal bianco al nero.
Probabilmente duemila anni fa non avevano ancora parlato abbastanza dei colori del mondo per arrivare a dar loro un nome comune e cromatico.
Nel Medio Evo i colori venivano identificati col nome del pittore che era riuscito a fabbricarli. Allora i pittori producevano direttamente i colori che utilizzavano e la capacità di creare certe tinte era un vanto e un marchio di fabbrica.
C'erano il Verde Veronese e il Rosso Tiziano. Altri colori vennero poi indicati con la loro provenienza geografica (vera o presunta) come il blu di Prussia o il Rosso pompeiano, o quella materiale come il blu cobalto, il bianco cadmio o il giallo cromo. 
Comunque sia, la mente umana si evolve appropriandosi di nuove capacità di descrivere e interpretare la realtà.
Per millenni il vocabolario non raggiungeva le 500 parole dell'attuale lessico quotidiano.
La cultura oggi sta solo iniziando a maneggiare concetti come pace, amore e solidarietà. Abbiamo le parole ma sono ancora per lo più concetti astratti. Ad esempio non siamo culturalmente convinti che l'amore passionale sia il fondamento della vita. Esistono addirittura persone che si sposano ancora per interesse." Suggerito da: @gioelerigoni

Fonte: dal web (Jacopo Fo)

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📚 Due rette che non possono ignorarsi. Due #biografie che si confrontano nel momento clou delle #guerrepuniche. Due visioni del #mondoantico non conciliabili perché una deve dominare l’altra. Questo il cuore del #romanzostorico Carthago di @francoforte62, raffinato indagatore della #storiaromana, abile nel rifrangere la #storia restituendola nella condotta interiore dei protagonisti. Da un lato c’è #annibale, condottiero e stratega, lucido e spietato, freddo quanto passionale nei sentimenti familiari. Brucia in lui un antico odio per i #romani perché #cartagine non è più La potenza sul Mediterraneo: sta per eclissarsi davanti alle Aquile di Roma. Dall’altro lato della storia lui, #scipionelafricano, comandante e politico acuto, ambizioso, parte di una gens in ascesa e, malgrado l’ostruzionismo di un’Urbe corrotta, contribuisce alla gloria di Roma. Perché sa di essere il giusto. E nel giusto. Affascinato dal suo #alterego per la sua abilità, sa prima leggerlo e poi sopraffarlo. Due strategie a confronto: Annibale invade e saccheggia le terre romane, con astuzia e forza, cercando di sobillare le popolazioni locali contro Roma; Scipione gioca su anticipo, contenimento e effetto a sorpresa. I due #titani si confrontano a distanza per 15 anni poi si arriva a Zama. E purtroppo alla fine del libro. #romaantica #instalibri #libridaleggere #ticonsigliounlibro #leggeresempre #instastoria #anticaroma #storiaantica #librisulibri #ig_torino #imperoromano #consiglidilettura #bookstagram #leggere #consiglipergliacquisti #libriovunque #valeriomassimomanfredi #lastoria

Il divorzio nell'antica Roma.

Contrariamente ad oggi, in cui per arrivare al divorzio ci vogliono anni, passando prima attraverso la separazione, avvocati, documenti, liti, duemila anni fa tutto avveniva "all'istante" e senza formalità. Bastava che uno dei coniugi volesse terminare il matrimonio, lo annunciava all'altro davanti a dei testimoni (sette, secondo quanto stabilì Augusto) e la loro unione era finita. Immaginate un marito che si avvicina freddamente alla moglie e di punto in bianco le dice: Tuas resto tibi habeto (Prendi con te le tue cose!); oppure: Vade foras (Vai fuori di casa). Da quel preciso momento anni di matrimonio andavano in frantumi. In effetti, bastava la volontà di un solo coniuge, anche se l'altro non era d'accordo. La maggior parte delle volte era il marito a pronunciare queste parole, o un suo liberto. Ma poteva accadere che fosse la moglie a ripudiare il marito con quelle frasi, perché aveva un potere su di lui: aveva portato la casa in dote.
Fonte: Alberto Angela - Amore e sesso nell'antica Roma

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La vita è un grande campo da coltivare.
Viaggiare, è seminarvi la diversità della terra.
Viaggiare, è abbellirlo dei colori del mondo. (Cit. Lesven)
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