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Bertinoro Polenta e di nuovo Bertinoro.
È sempre un piacere!

Un nuvolone nero circonda Monghidoro e altri stanno correndo veloci sul vento a rafforzare questa minaccia, che in discesa, verso il Fondovalle Savena, ci sembra ormai prossima.
Arriviamo all’imbocco della salita per Monzuno con la stanchezza che comincia a farsi sentire, ma incredibilmente asciutti, quando ad uno dei primi tornanti, un tuono risveglia le nostre forze. Verso Monghidoro è completamente nero, noi siamo sul limite del temporale, ogni tanto arrivano di vento gocce nebulizzate che ci solleticano la faccia. Saliamo veloci, per quanto ormai le forze lo consentano e ci ributtiamo in discesa verso Vado. Allontaniamo il temporale, che rimane sul Savena e ci godiamo il sole in fondovalle del Setta. Ci restano trenta chilometri per arrivare a casa, naturalmente di vento contro, ma un vento che dobbiamo ringraziare, perché ci ha salvato da acquazzoni che ci avrebbero ridotto in salamoia.
Finiamo il giro contenti anche se abbastanza cotti. Abbiamo fatto una scappata in Toscana che ci è valsa 180 km e 3000 metri di dislivello. Un bel giro in compagnia e tranquillità, pedalando senza assilli ma con buona lena.
Uno di quei giri che una volta finiti, lo rifaresti subito, o quasi subito!

MOST RECENT

I colori del tramonto, la prima aria della sera, la pace della collina e il terreno finalmente bagnato.
Ci si rivitalizza in Mtb.

Strada alternative!
Direzione Ospedale!

Passo del Rombo per gli Italiani, Timmelsjoch per gli Austriaci, trenta chilometri, che vanno dai settecento metri di San Leonardo, ai 2500 del Passo.
Trenta chilometri di salita dopo quasi centoottanta già percorsi.
Trenta chilometri durissimi che mettono alla prova tutto te stesso. Primi sette chilometri agevoli, poi da Moso la strada diventa cattiva, inesorabile, si arrampica sui boschi tirolesi con violenza inaudita. Per sette chilometri non c’è pausa, non un metro di riposo, poi la strada spiana, prima lievemente, poi più convinta. Qualche chilometro di respiro, poi ai meno dieci la strada ricomincia a salire, si cambia versante e dai meno otto sono tutti al dieci per cento. Salgono lungo la montagna con drittoni che sembrano infiniti ma che si interrompono improvvisamente con decisi tornanti. ...

Il Passo Giovo dall'alto è uno spettacolo, il serpentone dei ciclisti intenti a salire rende animate anche le rocce, e lo scenario di un cielo che è strada per nuvole veloci, sopra a queste immense montagne, riesce a farti addormentare la fatica e rinvigorire la voglia di andare avanti.

Irrefrenabile voglia di pedalare!
Domani, arriverà ben!

Un altro giorno in Austria velocemente se va.
Colazione con il primo sole che illumina le case di Sölden, il ritiro dei pacchi gara aspettando che scaldi un aria frizzante e poi via verso i duemila metri di Vent.
Pochi chilometri, salita agevole in una vallata spettacolare che invita a salire. Fermarsi e dover tornare indietro è un vero peccato.
Pomeriggio in giro per Sölden, merenda tipica Birra e Strudel poi a guardare i professionisti dal maxischermo davanti all’arrivo.
Stesso percorso, stessi chilometri, stesse salite, stessa fatica, andature sicuramente diverse, ma probabilmente anche stesse facce consumate dal pedalare.
E continuo a chiedermi, come farò Domenica?
L’attesa cresce.

Illuminati dal faro più bello!

Il San Pellegrino non è una salita, è un’esperienza che va vissuta, forse anche più volte, come ho fatto io, per capirla davvero e viverla appieno.
Tutto il racconto completo su:
http://www.renonews.it/primo-piano/2017/08/09/appennino-due-amori-non-segreti-la-bici-la-montagna/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

C’è una strada che si inerpica tra castagni e faggi, Porcini e galletti, (quando piove), e raramente scende sotto al dieci per cento fino ai meno tre km, quando da lì, sempre raramente, scende sotto il diciotto per cento e forse anche qualcosina di più.
Loris a metà chiede acqua gli e ne passo un po' ma ha bisogno di una fontana, si ferma ad una casa mentre io continuo a pedalare.
Gli ultimi tre km sono veramente infiniti, in discesa avevo le vertigini, in salita tanto la strada sale invece ho qualche problema di equilibrio. Loris arriva qualche minuto dopo di me, non mi rivolge buone parole ma alla fine davanti alla fontana mi confida di essere contento di averla fatta tutta.
Una salita così è difficile, se non impossibile, interpretare, anche per lui, bolzanino di nascita.

Loro salgono verso il Passo delle Radici, Loris invece propone di scendere verso Castelnuovo Garfagnana qualche chilometro e risalire giusto per fare il pezzo duro.
Scendiamo cinque chilometri quando mi chiede cosa fare. L’idea di girare la bici e fare solo un pezzo di salita non mi esalta, anche se mi esalta meno farla tutta. Eppure la mia testa bacata da ciclista si fa scappare che ormai che siamo lì si potrebbe fare tutta. E scendiamo fino in fondo.
Attraversiamo l’incrocio con la strada che riporta al Passo delle Radici da Castiglione Garfagnana e riprendiamo subito la salita fatta in discesa, il San Pellegrino in Alpe.
È la terza volta che la faccio le altre due sono venuto sempre dai Bagni di Lucca, dopo Porretta, Oppio e San Marcello Pistoiese, ed entrambe le volte era stato un supplizio. Gran parte della colpa, probabilmente, fu di chi me la spiegò, che rimane anonimo perché ho cancellato chi sia.
Disse che i primi dieci chilometri sono pedalabili mentre i restanti tre al diciotto per cento, un coltello nelle gambe.
La realtà fu, ed è, ben diversa, perché di pedalabile c’è ben poco.
To be continued...

A Poggioraso mi aspetta Loris, che già qualche ripetuta l’aveva fatta. Dovevamo essere in tre ma qualcuno ha preferito “Stravare”. Riempiamo la borraccia e cominciamo a salire. Sestola arriva subito, si scende a Monte Creto e si risale a Pievepelago. Usciamo dal paese e svoltiamo subito a destra verso Passo delle Radici.
L’ho già fatta un paio di volte in discesa, Loris invece non l’ha mai fatta. Le indicazioni parlano chiaro, quindici chilometri alla vetta, ma Loris si fida di quello che ha capito da Claudio, tre chilometri forse qualcosina in più.
Superiamo Sant’Anna Pelago, l’andatura è moderata ma comunque allegra, Loris si volta e mi dice, ormai è finita. Quando si rende conto, poco dopo, che mancano sette chilometri, mi fa strada. Salgo del mio passo senza accelerare e al primo falso piano lo aspetto, sapendo che presto arriverà. Così è, saliamo insieme quando ai meno due la strada si impenna cattiva. Me la ricordavo così regolare fatta in discesa che, seppur bellissima, scoprirla così discontinua, un po' mi rimane indigesta.
Arriviamo in cima distanziati di qualche centinaia di metri. Riempiamo la borraccia e decidiamo di salire fino San Pellegrino in Alpe per prendere un caffè. Stessa per due ragazzi toscani con le rispettive morose, parliamo un po' e ci salutiamo.
To be continued...

Doppia Rocca e la doppia scalata a Rocca delle Caminate.
Versante di Meldola dal castello, uno strappo subito duro che supera la doppia cifra, poi la pendenza si addolcisce con qualche strappo corto a ricordare che la salita non è ancora finita. Infatti all'improvviso una esse al dodici percento e un muro al dieci portano in un chilometro al falsopiano finale dove, se rimangono ancora energie, si può mettere il 53 e volare verso la discesa.
Discesa a Predappio e risalita dalla stessa strada, quattro chilometri di tornanti finalmente asfaltati di nuovo, che invitano al rapportone ma che lo stesso non permettono di tenerlo per tutta la scalata, con alcuni tornanti più cattivi di altri.
Nel caldo rovente di questo Agosto la doppia Rocca è valsa quasi come un SellaRonda...

"just whistle a happy song🎶" Not entirely sure what's going on with my mouth here but hey! Bike riding does some funny things to you 😂#cycling #cyclist #igcycling #ig_cyclist #ig_cycling #igcyclist #getoutside #prudentialridelondon #london #pullingfaces

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