#enricatesio

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Ti meriti un amore (rivisitazione). Ti meriti un uomo che “sta scrivendo”, “sta scrivendo”, “sta scrivendo” e poi “ti amo”.
Ti meriti un uomo che si lavi i denti prima di baciarti la mattina.
Ti meriti un uomo che conosca i congiuntivi.
Ti meriti un uomo che conosca congiuntivi come “penso che tu stia sbagliando” e li sappia argomentare.
Ti meriti un uomo che dia nuovi nomi alle varie parti del tuo corpo.
Ti meriti un uomo saggio, che mentre lo stolto guarda la buccia d’arancia il saggio vede il succo.
Ti meriti un uomo che ti spieghi che l’amore non è meritocratico.
Ti meriti un uomo che faccia la sua parte e non la faccia passare per un aiuto.
Ti meriti un uomo che ti voglia spettinata, ma che comunque si accorga quando vai dal parrucchiere.

Ti meriti una donna che accetti il relativismo della tavoletta, alzata o abbassata, alla fine basta non pisciarci sopra e siamo d’accordo.
Ti meriti una donna che canti con te “si trasforma in un cazzo missile con circuiti di mille valvole”.
Ti meriti una donna che venga in pace.
Ti meriti una donna che sappia chiedere aiuto.
Ti meriti una donna che sappia dire grazie, prego, scusi, ma soprattutto tornerò.
Ti meriti una donna che sappia rivedere le sue posizioni e non parlo (solo) di sesso.
Ti meriti una donna alla quale non devi spiegare “stavo scherzando” quando effettivamente stavi scherzando.
Ti meriti una donna che ti corra incontro e che ti cammini accanto e che ti colga alle spalle. Ti meriti un girotondo di donna.
Ti meriti una donna che non ti faccia mai suonare quel “ti meriti” come una minaccia.
Enrica Tesio.
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La notizia cattiva è che dio non esiste, è un’invenzione. La notizia buona è che c’è ogni volta che facciamo qualcosa di gratuito e giusto.

La notizia buona è che tutti abbiamo un pubblico, qualcuno a cui piacciamo. La notizia cattiva è che ci preoccuperemo sempre dell’unica persona che dal pubblico si alza e se ne va.

La buona notizia è che è vero, il tempo è una medicina. Ma vale per i dolori piccoli. La cattiva è che per i grandi dolori il tempo è un anestetico, non cura, rende solo il male sopportabile.

La notizia cattiva è che chi ti riaccompagna a casa la sera, ti lava, ti fa una tisana se hai mal di stomaco, ti mette a letto, sei quasi sempre tu. La notizia buona è che adesso ti dai anche un bacio sulla fronte per augurarti la buonanotte. Tua nonna, quando qualcuno le raccontava un dispiacere o anche solo un aneddoto che richiedesse comprensione, iniziava la risposta con “figlia mia” o “figlio mio” e poi dispensava il consiglio, che era, a seconda, consolatorio o duro. Il “figlio mio” di turno poteva anche essere un coetaneo ottuagenario, non importava l’età. La buona notizia è che oggi riesci a dirti “figlia mia” da sola, poi ti fai il culo, però con il sorriso.
La notizia cattiva è che la tristezza ti mette all’angolo, ti sembra non ti dia via d’uscita. La buona notizia è che gli angoli sono delle svolte.

La cattiva notizia è che l’uomo della tua vita si è scoperto essere l’uomo della vita di un’altra. La buona notizia è che l’uomo della seconda vita è certamente meglio. Forse ci rinnamoriamo solo per trovare nuovi occhi che ci guardino di profilo, mentre chiacchieriamo in macchina o storpiamo le canzoni di Tiziano Ferro. Vuoi storpiare con me le canzoni di Tiziano Ferro per il resto della tua seconda vita? Sì, lo voglio.

È un continuo incalzare: prima la notizia buona o quella cattiva? Hai sempre preferito la cattiva, per toglierti il dente, lo strappo del cerotto per avere poi un momento di cura dopo, la carezza.

Però succede, perché succede, che una mattina risponderai “voglio la buona, per prima”. E si scoprirà che la cattiva non c’è. Era uno scherzo. Alle volte la vita non si prende gioco di te, scherza solo.

#enricatesio #grazie #lunedio

“La buona notizia è che fai quello che ti piace, sei una che sceglie. La cattiva è che ogni scelta genera una perdita, farci i conti è la parte più difficile.
È un continuo incalzare: prima la notizia buona o quella cattiva? Tu hai sempre preferito la cattiva, per toglierti il dente, lo strappo del cerotto per avere poi un momento di cura dopo, la carezza.
Però succede, perché succede, che una mattina risponderai “voglio la buona, per prima”. E si scoprirà che la cattiva non c’è. Era uno scherzo. Alle volte la vita non si prende gioco di te, scherza solo.”


#scherzasolo #enricatesio #perfecttiming #apriteicancelli #liberateicani #me #motivation #monday #moodoftheday #quotesoftheday #ghirlandina #latergram #asabovesobelow #equinox #autumn #thetimehascome

Grazie a Cami e a Claudia #italianstyle #limitededition #momanddaughter }...Gli occhi sono posizionati in cima al corpo, sarà per questo che guardiamo noi stessi dall’alto in basso, con sufficienza, a volte con un certo disprezzo...
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Il corpo combatte la forza di gravità. Chi tiene alta la testa, chi tiene dritte le spalle, chi si rialza, chi non si fa schiacciare dal peso dei giorni, quello è un corpo che vince.... {
#enricatesio
- book fotografico scattato interamente dalla mia ph personale Camilla Bi, con tanto di posa, make-up, in maniera del tutto spontanea (🤭)e senza necessità di alcuna sollecitazione da parte mia (😂)
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🌹#coremio #empaty #sundaymood #mom

Domani è il 24 Settembre. Lo è ancora, come ogni anno, arriva come se niente fosse e ci devi passare dentro.
Ma questa volta è diverso perché questa volta sono pronta. Sono cambiate un po' di cose, vorrei che Tu potessi saperlo, magari qualcuno te lo dice...
Prendo in prestito le parole di un'altra persona. Io sono sempre stata piena di parole ma ultimamente ne ho di meno, stanno scappando via. Vedi che sono la solita strana. [...] "Aura segue la strada, non sa dove sta andando, percorre i suoi pensieri. C'è una grande pace. Dietro di lei, Attilio fissa il paesaggio o forse la sua immagine riflessa nel vetro o forse solo il vetro, le pupille hanno perso di profondità, le labbra continuano a dare i loro segnali Morse. Sembra raccolto in preghiera.
Poi Aura ci prova. Le viene da dentro, dà voce a un ricordo e recita una battuta non sua.
"Ci sei ancora?" dice.
Silenzio.
Nel silenzio, lo sguardo appannato di Attilio si condensa e trabocca in una piccola lacrima lucida, il balbettio muto si ferma e le labbra liberano un flebile ma perfetto "sì" ". Idealmente ti ho portato via.

#buoncompleannononno #dodiciricordieunsegreto #enricatesio #ciseiancora

Piccolo prontuario sulla tristezza.
di Enrica Tesio, illustrazione di Letizia Rubegni
link>> https://tiasmo.wordpress.com/2018/09/09/piccolo-prontuario-sulla-tristezza/ #illustration #illustrator #illustrazione
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Ai giardini un bambino cade, la tuta si lacera, il ginocchio si sbuccia, niente di grave. Il nonno lo pulisce alla fontanella, “ brucia brucia” si lamenta lui.
“Quando passa?” Gli chiede. “Passa subito”. Ma mica è vero. Mio nonno avrebbe detto “ ci vuole il tempo che ci vuole”. Mio nonno ci trattava da grandi, per questo era sempre circondato da bambini.
Vedi, se tu ti tagli e sei fatto di carne e sangue e piastrine e tutto funziona, nel giro di poco tempo si crea la crosta. La crosta è la natura che rattoppa. Più è profonda la ferita, più spesso sarà il rattoppo, più insensibile sarà la carne sottostante. Il problema della crosta è che ad un certo punto inizia a prudere, segno che stai guarendo. Il prurito è l’euforia, la voglia di fare un’altra sciocchezza, di sentirsi di nuovo interi, il prurito è la fretta di andare oltre. Ecco, se tu per caso ti lasci trasportare da quell’euforia troppo presto, se dimentichi il dolore e ti gratti, sei fregato, il rattoppo si toglie e ritorna il buco.
I tempi te li insegna il corpo, ti dice quando sei pronto, purtroppo quasi mai sei pronto ad ascoltarlo. Anche da adulto, hai fretta di dimenticare e ti intestardisci a togliere la crosta ad una ferita che resta sempre aperta. Ti butti in nuove storie improbabili con l’ansia di andare avanti oppure ti ostini nelle vecchie che ti fanno male, ancora e ancora. Così non si creano mai le cicatrici della maturità, così c’è solo carne al vivo.
Non so se questo l’avrebbe detto mio nonno, non era bravo nelle metafore. Però sapeva quando andavano tolte le croste e quando bisognava staccare i denti dondolanti, né troppo presto, né troppo tardi. Troppo presto sanguina, troppo tardi il dente sotto cresce storto. “Ha pianto un sacco quel bambino” mi dice Marta. “Piangere fa bene le rispondo”. “Piangere fa guarire prima?”
“No, ma inganna l’attesa”. -Dodici ricordi e un segreto, Enrica Tesio-
Ph. Narelle Autio
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Che ricordi salverei, se domani la memoria dovesse finire?
A casaccio.
Quando ho visto mio figlio per la prima volta, neonato, l’ostetrica che me lo passa e io che lo aggancio per sbaglio con l’indice nella bocca, all’amo, e lui smette di piangere, mentre io rido forte. Stava in acqua un attimo prima e io l’ho pescato dentro di me, come si pescano i desideri più profondi e si danno alla luce.
Lo schiaffo ingiusto di mia madre che ha paura di avermi persa e mi ritrova in spiaggia, un metro da lei.
Mio padre davanti alla tomba dei suoi genitori, una tomba chiusa da più di vent’anni, io piccola, lui che si asciuga gli occhi, mi guarda e dice: “non ci si abitua mai”, “a cosa?” chiedo, “a essere orfani”.
Il ragazzo che mi aspetta in fondo al binario e so che sono davvero arrivata per la prima volta, che lui è in quel momento il punto e io la linea che lo raggiunge. Poi mi regala un cassetto per lasciare cose mie quando dormo da lui, un cassetto e non c’è nemmeno il comodino o il mobile intorno, chissà dove l’ha preso.
Porto in salvo anche il dolore che non ti fa piangere, perché le lacrime sono per le piccole cose capricciose.
Ne mancano molti all’appello.
Le risate di ogni foggia, dimensione, altezza e intensità, quella di mia figlia tra tutte.
E poi io che prendo la rincorsa, ho una gonnellina a balze rosse, faccio un salto e mi alzo in volo, sospesa di appena qualche centimetro scivolo nell’aria parallela al pavimento. So di averlo solo sognato, ma a tanti anni di distanza, trentacinque per l’esattezza, so anche che quella bambina sapeva volare.
Infine, i miei genitori, mano nella mano, seduti in un prato in campagna, io li guardo, mia nonna mi dice di non disturbarli e io penso “che strano, mai visti così vicini, chissà cosa fanno”. Lo capii anni dopo, si stavano lasciando.
Cosa sarei io senza quelle risate? Senza quel cassetto? Senza sapere che i genitori sono figli? Che c’è bisogno di stare vicini anche per lasciarsi? Senza il volo e senza la caduta? Senza la maternità come pesca miracolosa? Sarei ben poca cosa. #dicosasiamofatti #tiasmo #enricatesio

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Mi dicesti:
"È bello"
"Che cosa?"
"Il tuo sguardo, ogni tanto si perde e quando si perde mi viene a cercare"

Enrica Tesio
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notti insonni ovvero l'altra faccia del "c'eravamo tanto am-mazza che libro!!"
Perché "Torino li nasce" e il mondo poi li rileva
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