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La morte del comandante del "Terzo" bersaglieri colonnello Aminto Caretto noto fra i suoi soldati come "papà" Caretto

Potete leggere la storia completa sul post pubblicato su:

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“Io nun moro!” (io non muoio!) esclamando questa frase, poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell’elmetto, il  6 agosto del 1916, durante la sesta battaglia dell’Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia, mentre combatteva nelle file dei bersaglieri da soldato irregolare,  moriva  a soli 33 anni Enrico Toti.

Potete leggere la storia completa dell'eroico bersagliere ciclista sul post odierno pubblicato su:

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Ad Harukichi Shimoi: scrittore, Poeta, ardito dell'esercito italiano, traduttore e professore giapponese.
Laureatosi in Giappone, si trasferisce in Italia per studiare Dante e la nostra letteratura, per poi divenire professore all'istituto Universitario Orientale di Napoli.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruola nel nostro esercito, per divenire poi un ardito apprezzato e rispettato, finisce anche per insegnare l'antica arte del Karate ai suoi commilitoni.
Nel dopoguerra abbraccia il nostro ideale, divenendone uno dei massimi supportatori nipponici.
Shimoi vide nel nostro ideale molta somiglianza con la cultura tradizionale giapponese, ciò nonostante lui, da tradizionalista, considera la nostra un'idea prettamente italiana, rispettandone l'appartenenza e rimanendo fedele al Bushido.
All'impresa di Fiume si rileva uno dei primi a seguire D'Annunzio e, occupata la cittadina, funge anche da staffetta tra BM e il Vate.
Guadagnatosi anche il soprannome "camerata samurai", nei primi anni 20 fonda la sua rivista di letteratura giapponese, "Sakura" e marcia su Roma.
Negli anni '30, guida il suo amico Jigorō Kanō, fondatore del Judo, in Italia, per poi contribuire allo sviluppo della nuova arte marziale.
Tornato in patria, si reca spesso all'ambasciata italiana, e aiuta ad arginare le azioni anti-italiane e filo-etiopi di alcuni movimenti giapponesi.
Nel dopoguerra continua la sua attività letterale e di traduzione da giapponese ad italiano e viceversa.
Muore nel 1954, a 71 anni, dopo aver conosciuto, in particolare, Montanelli e molte altre figure.

29 LUGLIO 1917 Fondazione degli ARDITI

La targa visibile sui ruderi della casa di Sdricca di Manzano, dove ebbe sede il comando del primo nucleo di Arditi.

Resoconto completo sulla fondazione del corpo su:

www.italianiinguerra.wordpress.com

Testo completo dell'INNO DEGLI ARDITI

Mamma non piangere, c'è l'avanzata, 
tuo figlio è forte, su in alto il cuor! 
Asciuga il pianto, mia fidanzata, 
ché nell'assalto si vince o si muor.
Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!

Fiamme nere avanguardia di morte, 
siam vessillo di lotte e di orror, 
siamo l'orgoglio mutato in coorte, 
per difender d'Italia l'onor.
Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!
Una stella ci guida, la sorte, 
e ci avvincon tre fiamme d'onor, 
tre parole di fede e di morte: 
il pugnale, la bomba ed il cuor.
Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!

L'ardito è bello, l'ardito è forte!
Ama le donne, beve il buon vin; 
per le sue fiamme color della morte 
trema il nemico quando è vicin!

Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!

Quante volte fra tenebre folte, 
nella notte estraemmo il pugnal
fra trincee e difese sconvolte 
dalla mischia cruenta e fatal!
Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!

#ww2italy #warworld2 #primaguerramondiale #history #firstworldwar #mussolini #igerswar #ww1foto #ww1history #warworld1 #italyatwar #italiaprimaguerramondiale #arditi #arditismo #italianiinguerra #alpi #1917s #skull #italia

Avanti, Ardito le Fiamme Nere
sono come simbolo fra le tue schiere
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti le bombe in mano !… Il 29 luglio 1917 nascono gli Arditi.

Resoconto completo sulla fondazione del corpo su:

www.italianiinguerra.wordpress.com

Testo completo dell'INNO DEGLI ARDITI

Mamma non piangere, c'è l'avanzata, 
tuo figlio è forte, su in alto il cuor! 
Asciuga il pianto, mia fidanzata, 
ché nell'assalto si vince o si muor.
Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!

Fiamme nere avanguardia di morte, 
siam vessillo di lotte e di orror, 
siamo l'orgoglio mutato in coorte, 
per difender d'Italia l'onor.
Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!
Una stella ci guida, la sorte, 
e ci avvincon tre fiamme d'onor, 
tre parole di fede e di morte: 
il pugnale, la bomba ed il cuor.
Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!

L'ardito è bello, l'ardito è forte!
Ama le donne, beve il buon vin; 
per le sue fiamme color della morte 
trema il nemico quando è vicin!

Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!

Quante volte fra tenebre folte, 
nella notte estraemmo il pugnal
fra trincee e difese sconvolte 
dalla mischia cruenta e fatal!
Avanti Ardito, le Fiamme Nere
son come simbolo delle tue schiere;
scavalca i monti, divora il piano,
pugnal fra i denti, le bombe a mano!

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A Giuseppe Zucchini, ardito bolognese volontario nelle Fiamme Cremisi.
Uno dei tanti "ragazzi del '99" ma uno che riuscì a distinguersi particolarmente per il suo eroismo durante numerose azioni, tanto da ricevere una Croce di guerra al valor militare.
Cadde nel giugno 1918, caricando per primo la trincea nemica durante la battaglia del Piave.
Caricò dando coraggio a tutti i suoi compagni con il suo valore ed il suo eroismo, quando fu ferito mortalmente da una mitragliatrice.
Fu poi insignito con una medaglia d'argento al valor militare.
Che esempi come questo ci aiutino a curare il nostro spirito, e a dare in piazza tutto quello che è dovuto.

Ricorre oggi l'anniversario dell'ultima difesa di Palermo, 75 anni da quel 22 luglio 1943 giorno in cui un manipolo di eroi si immolarono per una causa superiore, la Patria.

Il capoluogo siciliano era difeso dalle divisioni “Aosta” e “Assietta”, proprio in quest’ultima unità è inquadrato il giovane sottotenente fiorentino Sergio Barbadoro, classe 1920.
Il 21 luglio al sottotenente viene ordinato di disporsi a caposaldo a Portella della Paglia, un piccolo valico che restringe l’accesso a Palermo dalla rotabile che proviene dall'entroterra agrigentino. Viene messo in postazione un cannone ippotrainato da 100/17. Gli artiglieri sono in posizione, da quel poggio si domina tutta la vallata oltre San Giuseppe Jato e San Cipirello.
Nessun soldato o carro armato nemico può arrivare senza essere visto a grande distanza e bersagliato.
Il mattino del 22 luglio le avanguardie di Patton in marcia sul capoluogo siciliano giungono in zona.
La colonna, composta in gran parte dagli Sherman della 2a divisione corazzata statunitense, alle 8.30 circa entrano a San Cipirello, poi i carri avanzano incolonnati verso Palermo.
Poche centinaia di metri e si sentono e prime esplosioni, il pezzo comandato da Barbadoro ha iniziato il suo lavoro.
Due, tre, cinque carri vengono colpiti dai proiettili del cannone italiano.
È una resistenza militarmente velleitaria, ma che suscita stupore e ammirazione tra gli americani. Per ore la gola continua a riproporre l’eco del pezzo da 100/17 che tiene inchiodata la colonna. Gli ufficiali di Patton provano un assalto di fucilieri, ma i fanti vengono respinti a colpi di moschetto dai serventi al pezzo. Ore dopo, gli Americani decidono di ricorrere alla bocca da fuoco di un semovente da 155. Ci vorranno una decina di colpi prima di neutralizzare la postazione. Sergio Barbadoro muore abbarbicato al suo cannone, circondato dai corpi dilaniati della gran parte dei suoi artiglieri, alcuni superstiti, feriti, verranno fatti prigionieri.

Per questo suo atto eroico ricevette postumo, nel 1946, la medaglia d'argento al valor militare.

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A Giuseppe Marchetti, volontario garibaldino reduce di tutta l'unificazione.
Appena undicenne quando il 5 maggio 1860 partì la spedizione dei mille.
Esempio di dedizione, gloria e fedeltà ad un'unica idea: la patria.
Idea che lo portò a seguire Garibaldi in tutte le sue campagne, dallo sbarco a Marsala al fallito attacco a Roma.
Visse purtroppo sempre in miseria, soprattutto dopo che a quattordicianni morì il padre, medico, e la famigliola restò senza né pensione né stipendio; ciò, in ogni caso, non gli impedì di continuare a lottare.
Morì anche in miseria, di tubercolosi nel 1877 (28 anni) a Napoli, lontano dalla sua Chioggia, senza un riconoscimento ufficiale.
Solo successivamente gli fu dato ogni onore e merito a lui dovuto, in particolare nel ventesimo secolo.
Che la sua devozione e la sua lotta siano d'esempio per ognuno di noi.

Si parte con questa nuovissima lettura sulla #grandeguerra e sugli #arditi . Il diario di Carlo Sabatini a cura di Roberto Roseano. Datemi un po' di tempo e poi scatta la recensione! #funedivincolo #primaguerramondiale #ww1 #librimilitari #libridaleggere #diario #fiammenere #arditismo #fanteria #esercitoitaliano #bookstagram #bookworm #ardito #diariodiguerra

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