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Ci sono dei ricordi che ti entrano nel cuore e ti rimangono dentro. Ricordi indelebili, speciali. Era più o meno un anno fa e come di consuetudine si svolgeva la serata di presentazione in piazza a Moena, sede del ritiro. Fu una serata speciale perché venne annunciato ufficialmente come capitano dal nuovo mister Pioli un ragazzo amato incredibilmente da tutti. All’annuncio del suo nome, il boato di gioia fu incredibile, da brividi. La squadra non aveva ancora preso forma, gli acquisti tardavano ad arrivare, ma tutti noi eravamo felicissimi di avere come capitano Davide Astori. Non dimenticherò mai il suo sorriso imbarazzato e le sue parole, quasi prese dall’emozione. Si emozionò, ci emozionammo tutti. Questa foto che ripropongo credo sia l’immagine più bella del nostro capitano in viola.
Una foto da brividi.
Una foto indimenticabile.
Come te, Capitano! 💜

@semplicementeviola1926
#romanzocalcistico #fiorentina #davideastori #calcio

Immagini che commuovono, immagini che ti rendono triste. “Melo” è lì sotto la sede della Reggiana calcio, a piangere ininterrottamente per la scomparsa della sua Reggiana dopo quasi 100 anni di storia, lasciando poi issata sul cancello della sede la sua tanto amata bandiera granata.
“Melo”, al secolo Ernesto Melori, grande tifoso della “Regia”, non riesce a trattenersi, per lui il fallimento è qualcosa di insopportabile.
71 anni e una vita a seguir la Reggiana, la sua Reggiana e adesso a vederlo così sembra tutto finito.
Ci saranno cose ben peggiori nel vita sicuramente, ma no, non dite che è solo un gioco.
Non ditelo a lui.
Per Melo la “Regia” è tutto.

#romanzocalcistico #reggiana #calcio #football

È un momento triste per il calcio.
Una città così, una tifoseria così, uno stadio così, un club con 110 anni di storia: 30 campionati di A, (terza squadra del sud con maggiori campionati nella massima serie dopo Napoli e Cagliari), una Mitropa cup...
No, non doveva andare così.

La Bari è fallita, ma la sua storia e la sua gente, quelle, non falliranno mai.
#Bari #romanzocalcistico #calcio

A 16 anni e 8 mesi, diviene titolare nel Cruzeiro, realizzando 20 gol in 20 presenze stagionali.
A 17 anni, sempre nel Cruzeiro, vince campionato Mineiro e classifica marcatori, con 22 reti in 18 partite.
A fine campionato, a 17 anni e 9 mesi, verrà convocato dal C.T. Parreira al mondiale statunitense, vinto poi dallo stesso Brasile.
Nel Luglio 1994 lo acquista il PSV. In due stagioni, in 56 incontri segna 54 gol, vincendo anche la Coppa d'Olanda.Nel 1996, a 19 anni e 9 mesi, passa al Barcellona. Segna 47 reti in 49 partite, di cui 34 gol in 37 presenze nella Liga, che gli valgono il titolo di Pichichi, vincendo anche la Coppa delle Coppe, con una sua rete decisiva in finale.
Nel giugno 1997 l'Inter versa l'intera clausola rescissoria di 51 miliardi.
Fu l'acquisto più costoso della storia del calcio fino a quel momento.
Nel primo anno, segna 25 gol in A (record per un esordiente in Italia), 34 in totale, vincendo Coppa UEFA e Pallone d'oro.
4 anni inumani: genesi di un vero e proprio "Fenomeno". Poi l'inizio del calvario.
Nei seguenti 4 anni nerazzurri, nonostante i gravi infortuni, segna comunque 24 gol in 36 partite.
Torna protagonista nella primavera del 2002, l'anno del mondiale nippo-coreano che la seleçao vincerà con un R9 "fenomenale".
A fine anno vincerà il secondo pallone d'oro.
Nell'estate 2002 diventa "galactico": in 5 anni segna 104 gol con la camiseta del Real, vincendo liga, un titolo Pichichi, coppa intercontinentale e supercoppa di Spagna.
Poi il Milan: 7 gol in 14 partite da Gennaio a Maggio, con il Milan che vince la Champions League, senza però poter giocare per via di un regolamento in auge in quel momento.
In Nazionale segna 62 gol, 2º marcatore di sempre nella Nazionale brasiliana dietro solo alla leggenda Pelé.
Cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano? O forse quella Champions che meritava di vincere. Ma cambia poco.
Perché l'avvento nel mondo del Futebòl di Ronaldo da Lima, ha cambiato la visione di questo stesso sport.
Da quel momento c'è un calcio "avanti Ronaldo" e un calcio "dopo Ronaldo". Una delizia per gli occhi, un idolo per una generazione, un incubo per le difese.
L’incubo di un vero e proprio "Fenomeno" sovrannaturale.

Basta un’immagine per raccontare tutto quello che è stato.
Olanda-Repubblica Ceca, match che apre Euro2000.
In uno scontro di gioco con il ceco Jan Koller si “spacca” il sopracciglio. L’arbitro, accortosi del sangue che scendeva sul suo viso, gli fa cenno che non può continuare in quel modo.
Dopo avergli rifilato uno sguardo dei suoi, il difensore va a bordocampo per risolvere la questione. E lì anche il medico gli fa capire che non può continuare così e che quindi deve essere sostituito.
Ora immaginate la faccia di Stam dopo aver sentito una frase del genere.
Il gigante fa capire che non ha nessuna intenzione di uscire e intima lo staff medico di ricucirlo. Sì, ricucirlo.
Ne viene fuori un primo piano tremendo, dove si vede l'ago perforare la pelle del difensore e la pinzetta tirare su il filo. "Era la prima partita e il medico voleva portarmi negli spogliatoi per medicarmi, ma sapevo che se avessi acconsentito potevo dire addio a quel Match. Ho insistito ma lui continuava a dirmi che non poteva farlo lì, fino a quando gli ho stretto il braccio e gli ho detto: "Falla qui!" Lui eseguì immediatamente, senza più fiatare..." Ti crediamo Jaap, ti crediamo.
Dopo qualche minuto sarà costretto a uscire, ma solo perché l’allora C.T., Frank Rijkaard, accortosi che continuava a sanguinare, si prenderà la responsabilità di fare il cambio senza avvisarlo.

Era l’unico modo per togliere dal campo uno come Jaap Stam, il gigante di Kampften.
Tanti auguri Jaap!

#romanzocalcistico #stam #olanda #calcio #football #jaapstam #netherlands

Day after.
È stato un mondiale diverso quello che si è appena concluso.
È stato il mondiale senza la nostra Italia, della spavalda Germania che esce ai gironi, della Spagna che esonera Lopetegui il giorno prima del via.
È stato il mondiale delle prese in giro sul web alle “rotolate” di Neymar e del Brasile che fa girare la fascia di capitano.
È stato il mondiale della tripletta di Cristiano Ronaldo alla Spagna e dell’ennesima delusione argentina di Messi.
È stato il mondiale del videomaker islandese che para il rigore al diez argentino e del Giappone che passa il turno per il “fair play”.
È stato il mondiale dopo tanto tempo di una valorosa Inghilterra e del suo bomber/capitano Harry Kane, capocannoniere del torneo.
È stato il mondiale di un bel Belgio e delle sue stelle luminose Hazard, De Bruyne e Lukaku.
È stato il mondiale dei francesi terribili Griezmann, Pogba e Mbappé che hanno riportato la coppa dorata sotto la Torre Eiffel dopo vent’anni.
È stato il mondiale della storica Croazia arrivata sino alla finale.
È stato il mondiale della VAR.
Ma è stato soprattutto il romantico mondiale del maestro Tabarez, orgoglioso simbolo del “mai arrendersi”, della voglia di vivere e di calcio. “Ogni volta che vi metto piede, capisco sempre più cos’è un mondiale”. Parola di uno che di coppe del Mondo da CT ne ha viste ben quattro... Gracias Maestro.
È appena calato malinconicamente il sipario sul ventunesimo mondiale della storia. È stato un mondiale diverso certo, ma nel suo complesso spettacolare.
La Russia saluta il mondo, appuntamento tra quattro anni in Qatar.
Quello sì che sarà un mondiale diverso.
#dayafter
#worldcup2018 #rusia2018 #worldcup #romanzocalcistico #calcio #football #futbol #uruguay #france #croatia #belgium #belgio #croazia #francia #tabarez #griezmann #pogba #mbappe #cavani #lukaku #hazard #debruyne #modric #coppadelmondo #mondiale #fine #end

Ti dico una cosa, Luka.
Te la voglio dire proprio adesso.
Tu sei il mio “pallone d’oro”.
Per te probabilmente non varrà nulla, è normale. Soprattutto in questo momento.
Lo si è visto nei tuoi occhi nel momento esatto in cui ti hanno nominato “miglior giocatore del mondiale”. Uno sguardo spento e malinconico, quello di chi scambierebbe volentieri quel premio individuale con QUELLA coppa tanto sognata.
Hai trascinato i tuoi compagni con la tua personalità e la tua classe dove probabilmente non avrebbero mai potuto arrivare da soli.
Sei semplicemente di una classe superiore, Luka.

Il mio “pallone d’oro”, per quanto poco valga, va a te.

Da @romanzocalcistico2.0
#romanzocalcistico #modric #croatia #hrvatska #croazia #calcio #rusia2018 #worldcup #worldcup2018 #football #lukamodric

Vi siete battuti con onore, siete andati oltre ogni pronostico e fatto sognare un popolo intero.
Avete messo cuore, coraggio, passione.
Ci avete creduto, sempre.
No, non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta.
#Croazia .
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#worldcup2018 #rusia2018 #worldcup #romanzocalcistico

Un’infanzia traumatica, passata tra il nascondersi dai serbi durante la guerra e l’assassinio del nonno a cui era legatissimo. Modric senior allevava bestiame, lo fece fino al 18 dicembre del 1991: quel tragico giorno salì su dai campi del monte Velebit con i suoi animali. Non tornò mai più.
Fu ucciso a fucilate dai serbi durante la guerra indipendentista in Croazia.
La casa di Famiglia fu devastata dalle bombe e la famiglia Modric scappò verso Zara, appoggiandosi per mesi di ostello in ostello.
Luca non si dava pace.
Era suo nonno che giocava con lui nel tempo libero.
Era suo nonno che gli aveva regalato il suo primo pallone.
Con lui, vestiti a parte, non aveva più praticamente nulla, se non quel pallone: ogni giorno quel ragazzino smilzo e piccolino scendeva nel cortile dell’ostello per rifugiati per tirare la palla più forte che mai contro il muro.
Lo etichettarono come un ragazzino problematico e iperattivo, che giocava costantemente a pallone, distruggendo vetri e piante.
Poi lo Zadar si accorge di lui e lo tessera, in un'epoca in cui i suoi genitori facevano fatica a comprargli le scarpette e i parastinchi.
Luka piangeva, piangeva spesso. Si è ripromesso che sarebbe diventato uno dei più grandi, iniziando senza sosta la scalata alla vetta.
E adesso ne ha fatta di strada quel piccoletto gracilino e iperattivo.
Oggi, oltre ad essere uno dei centrocampisti più forti del mondo, è capitano, simbolo, leader di quella nazione per cui suo nonno ha dato la vita.
Ieri ha pianto ancora, ma stavolta di gioia.
La sua Croazia è in finale di coppa del mondo per la prima volta nella sua giovane storia.
Domenica alza lo sguardo Luka, guarda il cielo: Modric senior sarà sicuramente lì da qualche parte con addosso la maglia a quadri biancorossa, a fare il tifo per il suo nipote preferito. .
✍🏼 @gigipistacchi .
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#modric #croazia #worldcup #worldcup2018 #lukamodric #football #calcio #rusia2018

“Sapete qual è la parte migliore? Non è sapere che i tuoi amici ti guardano le spalle, ma è sapere che tu guardi le spalle ai tuoi amici... ... Mi chiamo Matt Buckner, la scorsa primavera sono stato espulso da Harvard, ma quello che stavo per imparare nessuna università di prestigio avrebbe potuto insegnarmelo.” #GreenStreetHooligans ❤️ Da @cinema_e_popcorn
#hooligans #westham #millwall #firm #film #romanzocalcistico #evergreen #calcio #football

Per Antonio Cassano da Bari Vecchia, era una specie di padre. Si chiama Tonino Rana e in Puglia è un' istituzione: capeggiava la Pro Inter.
Cassano, lo avrete capito, è cresciuto lì. «Arrivò qui che aveva 7 anni e lo esaminai per le insistenze di suo zio. Non avevamo formazioni per bimbi così piccoli, però visto che "rompeva" dissi: "Vabbé, diamo un' occhiata"». 5minuti bastarono: «Un tocco di palla pazzesco. Mi venne spontaneo esclamare: "Fermi tutti, 'sto bambino si ferma con noi"».
Cresciuto di età e alle prese con i primi campionati, Antonio divenne l' attrazione di Bari. Rana: «Era un fenomeno, cercavo di contenerlo e non ce la facevo. Segnava gol a caterve, faceva piangere avversari. Ma anche i compagni. Era un mariuolo. Gettava nel water le scarpe dei compagni e una domenica bucò uno a uno i fondi dei bicchieri di carta che avremmo usato per il pranzo...» Aneddoti a raffica su #Cassano e le cassanate: «Una domenica si annoiava, aveva segnato troppo e così, quando ci fischiarono una punizione dal limite a favore, urlò alla panchina: "Mister colpisco l' incrocio dei pali". Detto fatto, e quando gli chiedemmo il motivo rispose: "A fare gol sono capaci tutti, la porta è grande, più difficile è prendere i legni"». Incontrollabile, il baby Cassano si divertiva così. Negli Allievi Angelo Carella instaurò un grande rapporto con Antonio ed è lì che inizia a farsi conoscere anche fuori.
«Andiamo a Trigoria per affrontare la Roma e, davanti a 2.000 persone, delizia con colpi da vero fuoriclasse. A fine gara, si avvicina un ragazzo e mi fa: "mister, scusi, ma chi è 'sto ragazzino?" Risposi: "Uno forte come te" e me ne andai ridendo... Quel tipo era Francesco Totti.» Capito il destino...
«Era imprendibile. Per lui era inconcepibile finire la partita senza fare tunnel e un giorno, infilato un difensore che non gli stava molto simpatico, gli urlò: "E chiudi quelle gambe, non fare come tua madre". Immaginate. Ne venne fuori un putiferio indescrivibile.»
Un putiferio come la sua carriera, fatta di pochi alti e tanti bassi, ma quella di Fantantonio, è indubbiamente la storia di uno dei più grandi rimpianti del calcio italiano... Forse il più grande.

Tanti auguri Antonio

"Ho lasciato l’Australia e la famiglia a 14 anni con due sogni: giocare in A e vestire la maglia della Nazionale. Quasi mi scoppiava il cuore quando Cesare Maldini, un secondo padre per me, mi chiamò in Under 21: prima di ogni gara andavo in bagno e piangevo fra gioia e tensione. Rappresentare il proprio Paese è la cosa più eccitante per me. Io sputavo sangue per la Nazionale, uscivo distrutto dopo ogni gara, non ammettevo altro modo di interpretare certe partite. E quelli che tirano indietro la gamba anche una sola volta, non li farei nemmeno più entrare a Coverciano. Cosa provai quando l’immagine di Cannavaro con la Coppa al cielo fece il giro del mondo? Ero distrutto, inizialmente evitavo anche solo di pensarci. Mi dicevo: ho faticato per anni, ho segnato 9 gol ai Mondiali e mi perdo il sogno di una vita per un infortunio. Poi, però, nel mio cuore ho gioito con tutti quei ragazzi, compagni di sempre in azzurro: era la nostra generazione, e che generazione! La più forte che l’Italia del calcio abbia mai avuto, assieme a quella del 1982. Vincemmo nel 2006, ma forse il top lo avevamo toccato nel 2002... se non fosse stato per quel personaggio losco (Byron Moreno n.d.r.)... Avevamo giocato insieme dai 17 anni in avanti, eravamo stati campioni d’Europa anche con l’Under 21. Certo, quella sera a Berlino era tutto perfetto, mancavo solo io..." [Cristian Vieri]

Buon compleanno al "bomber" d'Italia, tanti auguri a Bobo Vieri.
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