laale laale

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Alessandra  Un’edizione di 155cm di #TascabiliEditori E un cane di nome Viola So fare le meringhe ma non il soffritto. Mi piacciono le scarpe e le neuroscienze.

Oggi ho nostalgia del rumore delle onde che si infrange prepotente sulle mura quando c’è brutto tempo.
Di guardare dei folli che fanno equilibrismo sopra al mare in burrasca.
Degli arancini (chiedo scusa ai palermitani) e quindi del lattosio.
Di vedere colonnati di templi e un po’ di antica Grecia.
Del mercato del pesce che tanto non so cucinare.
Di aprire le finestre e sentire il rumore e il profumo del mare.
Di sentir parlare con quell’accento che mi fa sentire a casa.
Delle vie deserte quando di notte diventano color arancio.
Di dormire con le finestre socchiuse di sera per sentirlo il più possibile, il mare.

Da bambina rimanevo affascinata da quelle donne che partivano coi tacchi alti, il rossetto e gli abiti eleganti ma che erano poi capaci di camminare scalze nelle pozzanghere con nonchalance. Di quelle bellissime ed eleganti, gentili e raffinate e che poi nel tempo libero si mettevano il giubbino in pelle e andavano in moto. O si buttavano col paracadute. O operavano le persone. O sapevano guidare un autobus. ⠀
Ho sempre sperato di diventare così, quasi un ossimoro. ⠀

Invece io non so guidare nemmeno il motorino e l’unica volta che ho provato a salire sul Ciao del fratello di un’amica avevo 14 anni e stavo per schiantarmi contro la porta di un garage, dopo 30 metri. ⠀
La moto è troppo pesante. ⠀
Non mi sono mai buttata col paracadute. ⠀
Non sono così bellissima. ⠀
Non ho il fisico per sport estremi e nemmeno per le maratone. ⠀
Non voglio fare chirurgia. ⠀
E non so guidare gli autobus. ⠀
Ma nemmeno un camper. ⠀

Però so correre coi tacchi e la collana di perle per occupare l’altalena prima dei bambini. ⠀
Che non è esattamente la stessa cosa ma le aspettative della vita non si sviluppano sempre come credevamo. ⠀

[È un video con cui potrei essere ricattata a vita e quindi lo pubblico per prima per non essere più ricattabile]

Mentre esco da casa mia. ⠀
(Non è vero) ⠀
[la storia è nelle stories]

Tappeti rosa.
Comunque continuo a preferire la primavera all’autunno, la luce alla tenebra, il sole alle nuvole. [La visione del video a destra è sconsigliata a coloro che soffrono facilmente di chinetosi]

Porticato Liberty, 1912.
Donna derisa (comprensibile) due incroci prima per il cappello preso da un negozio inglese di divise per le scuole, 2018.

Ammetto di darmi una pacca sulla spalla da sola per non aver ordinato un piatto di spaghetti su queste tovaglie a quadretti e non aver messo la foto di me, con la forchettata a mezz’aria e la didascalia “italiana🍝”.

Da qualche tempo, e dopo oggi ancor di più, ho deciso di fare come Amanda Lear: ogni volta che mi chiederanno l’età risponderò con un numero diverso.
Quindi oggi le nuove candeline potrebbero essere 23, oppure 27, o 32 o 21. 🎂 Chi può dirlo?
Mi sto sforzando a non fare bilanci da cui so in partenza di non uscirne vincitrice e, piuttosto, mi auto dedico delle parole di @unasuz, perché le sue frasi sul suo compleanno dello scorso anno, scoperte solo di recente, mi sono rimbombate nella testa per settimane: “Da adolescente riuscivo a vedermi solo fino a X anni e non oltre. Dopo scorgevo solo nebbia e cieli bianchi, di quelli che promettono neve. Dopo immaginavo che avrei smesso di esistere, fragile come sono, invece esisto ancora e per una come me è un gran bel successo”. E però rilancio dicendo che forse, ripensandoci di recente, tutta questa fragilità che ho citato per anni forse non mi rappresenta nemmeno, in realtà.
Forse non corro, non volo nemmeno, e devo ancora raggiungere una miriade di obiettivi, però sono ancora qui a camminare sulla strada e non nel fango e, soprattutto, in piedi.
Auguri a me. ⠀


𝚁𝚎𝚜𝚝𝚊.
𝙶𝚘𝚍𝚒𝚝𝚒 𝚕𝚘 𝚜𝚙𝚎𝚝𝚝𝚊𝚌𝚘𝚕𝚘.
𝚁𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚌𝚘𝚛𝚊𝚐𝚐𝚒𝚘𝚜𝚊.
𝚁𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚍𝚘𝚕𝚌𝚎.
𝚃𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚊𝚕𝚝𝚊,
𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎 𝚒𝚗 𝚖𝚊𝚗𝚘. [@unasuz]

Ieri stavo ripulendo il telefono da vecchie foto e vecchi dati, quando ho trovato un messaggio. Un messaggio lunghissimo ben preciso, di qualche anno fa: ricordo dov’ero quando mi sono fermata a leggerlo, pietrificata, ricordo che mi veniva in mente lo strappo nel cielo di carta che studi quando leggi Pirandello, ricordo bene il momento in cui ho detto finalmente “basta” anche in cuor mio e non solo nella testa. Tuttavia, non ricordavo più cosa vi fosse scritto e ne ho rilette solo alcune righe.
Vi ho trovato sconnessione, lame, perfidia, ma anche un gran complimento pur non voluto sotto forma di una critica spietata a me stessa, alla mia essenza, al “modo di Amare”.

Un messaggio che voleva essere distruttivo, e ai tempi riuscì nel suo intento, ma che ora si è rivelato più come uno specchio e mi ha rimandato indietro la descrizione di una capacità di amare bella, intensa ed equilibrata da un lato e di una personalità invece a pezzi dall’altra. Grazie. Ho passato tempo a credere di essere io quella in pezzi. Invece mi sbagliavo. ⠀
Rispondo con una foto piena di sole. ⠀

(Il giorno in cui non avrò più paura di parlare anche qua sopra di cosa significhi narcisismo patologico o disturbo narcisistico di personalità sarà un gran giorno e a quanto pare non manca molto)

Che per tanti forse sarà scontato ma non per noi che forse è colpa mia, forse è quello che mi merito e non sono abbastanza e forse potevo fare di più (sempre di più). Invece arriva, impiega anche una vita ma arriva finalmente il momento in cui qualcosa si rompe, va in frantumi e ti ritrovi a dire che non è colpa tua, che potresti essere di più ma anche quello che riesci a fare così intanto va bene e che, soprattutto, adesso basta perché le cose belle te le meriti anche tu.
E tanto. E tante.
Tantissime.
Niente di meno.

Carmen(*) con mano.
E una coscia, una gamba e un piede. Ma quelli sono miei. (*) La borsa ha un nome perché le borse di @benedettabruzziches sono così, hanno una loro personalità e un nome e a me piacciono tanto.

La mia curiosità per l’arredamento delle case altrui in questi casi si spinge oltre ed entra nel territorio dell’architettura: ⠀
“Ti sei mai chiesto come siano dentro quelle case? L’altezza dei soffitti, se ci sono stucchi, la disposizione delle stanze...” ⠀
“Io più di tutto non riesco a non pensare che sono senza garage”

Sponsor gratuito (e a loro insaputa, soprattutto) per le app che cancellano le persone estranee nelle foto. *Trova le persone cancellate e vinci niente, un batti cinque di affetto da Viola*

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